Il “diario” di Don Albino Bolzon
“ Compio oggi 32 anni, in una situazione per alcuni lati buffa, per altri triste…..Ho desiderio ardente che la chiesa si accorga dei poveri e per questo vorrei stare con essi, anche se la vita qui è dura, banale, monotona, triste , inutile…Alle volte ho il dubbio di fare qualcosa di di stupido e vorrei che qualcuno mi parlasse. Ma per questo non potrò avere che silenzio e ancora silenzio…” Questo , tra l’altro ,è quanto scrive, con trepidante enfasi, nel suo “Diario” , don Albino Bolzon, nato a S.Andrea oltre il Muson nel 1932, già in Belgio e in America Latina (dapprima tra i minatori e quindi tra i seminaristi), poi anche nella conferenza episcopale all’interno dell’associazione biblica universale, attualmente in quiescenza a S.Floriano, dove è stato anche parroco. Ma, queste parole riportate in estrema sintesi e quindi la stesura del Diario, sono state ispirate da una sua prima esperienza trascorsa in Germania ,dove ha fatto anche il prete operaio, come spazzino. Un mestiere “ povero” svolto soltanto per l’arco di un mese, ma quanto è bastato per entrare negli interstizi delle situazioni e offrire l’occasione ad una approfondita riflessione su aspetti dell’emigrazione in Germania diversamente non sufficientemente analizzati. Con l’incontro nella Sala Marton della Provincia, si pensava di andare alla presentazione ufficiale del libretto. Cosa che è stata fatta dagli encomiabili relatori che hanno scandito le problematiche connesse, tanto da dare l’impressione agli attenti astanti più di assistere ad un qualificato convegno che alla presentazione di un libro. Nutrita la partecipazione e toni emotivi elevati, incentivati dal filo conduttore di relazioni pregnanti e molto sentite, sapientemente coordinate dall’assessore provinciale alla cultura Marzio Favaro. Ha aperto gli interventi l’assessore provinciale alla famiglia ed Emigrazione Barbara Trentin , che ha manifestato il proprio apprezzamento “ non solo per lo stile letterario, ma anche di personalità dell’autore, per il suo affrontare percorsi e strade nuove come quella dei preti operai” . Un interessante “ stacco” è quindi venuto da Marzio Favaro m che ha letto e commentato alcuni brani del libro, rifacendosi anche alle profonde trasformazioni intercorse a cavallo degli anni cinquanta e sessanta. Dopo di lui don Canuto Toso, fondatore della Trevisani nel Mondo, si è soffermato sull’importanza “ dei momenti forti di preghiera e di riflessione spirituale, oltre che della presenza dei laici cristiani negli ambienti in cui vivono e lavorano”. Un excursus sulla situazione germanica è venuta da Idolino Bertacco, forte della sua esperienza come leader sindacale tra i gelatai della Federazione, partendo dai veneti- italiani arruolati di forza sotto l’impero austro ungarico in cui molti trevigiani si fecero ugualmente onore, fino ai 4500 “ coloni” esistenti tra il ’38 e il ’43 e ricordando l’uccisione di 127 italiani il 23 aprile del 1945. “Il recupero di queste salme – ha consluso- è avvenuto solo grazie agli scalabriniani, preziosi da sempre nell’assistere i nostri connazionali “ . Ha quindi preso la parola Carlo Silvano, editore del libro, che rivela di come dopo aver letto manoscritto risalente a ben 43 anni fa , abbia sentito forte il desiderio di pubblicarlo “ perché mi è parsa da subito come una chiara testimonianza di come certi presti sappiano stare anche dalla parte dei più deboli”. In questo caso: degli emigranti più reietti e della prima ora. La manifestazione si è conclusa con la coinvolgente testimonianza di don Bolzon che, quasi schernendosi, ha ringraziato tutti. Convenendo che, leggendo questo libro, si è portati a riflettere sulla parola “ Integrazione “: che non significa ne omologazione ne assimilazione, ma che , avendo come coordinate la conservazione della propria identità e l’apertura alle novità della vita, si traduce nella volontà di inserirsi nel tessuto della società disposta ad accogliere nuove persone. Naturalmente, dentro i parametri di regole e leggi definite e univoche. Riccardo Masini |

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